"L'amica geniale" mi ha strappato dal cuore il mio primo romanzo



Cari lettori, 
dopo mesi di latitanza ritorno qui per raccontarvi qualcosa di speciale.
Potrei cominciare col dirvi che ho scritto un romanzo e sto per pubblicarlo.
Potrei, ma al momento preferisco cominciare da qui: "L'amica geniale" di Elena Ferrante.
Questo perché più che un romanzo, questo elegante e meraviglioso volume è diventato una guida, un oracolo da consultare quando sentivo il terreno franare sotto i piedi.

Ecco perché non spenderò parole sulla trama, lo stile, i personaggi, l'ambientazione e i temi.
Non intendo trattarlo da libro, sebbene sia uno di quelli che abbia amato di più.
Il fatto è che, lentamente, questo mattoncino di carta e inchiostro ha cominciato a scuotermi e a strattonarmi, per poi urlare: "Ti decidi o no una buona volta?!? Lascia perdere me! Io sono qui, non scappo mica... Scrivi, scrivi quella storia che hai in testa, fallo subito! Pensa solo a quello: il resto che vada all'inferno!".

Insomma, che mi crediate o no, Lila mi ha bacchettata a dovere. 
Ed Elena? Non ho creduto neanche per un attimo che io lei potessimo somigliarci. Troppo ordinata, determinata, quasi spietata. No, non fa per me; ma anche lei mi ha aiutata. Leggere dei suoi primi passi da scrittrice, dei suoi sforzi per restare in equilibrio quando tutto frana, della sua tanto odiata autodisciplina mi ha aiutata a non perdere il controllo dei miei giorni scombussolati. 
Ho pensato spesso a lei. È successo, ad esempio, la sera che ho parlato per la prima volta con l'editore o tutte quelle volte in cui mi hanno chiesto "Di cosa parla la tua storia?", "Ti sei messa a fare la scrittrice?", "A quando il prossimo?". 

Oggi ho capito che le bacchettate hanno funzionato. Adesso me la so cavare: per questo ho deciso di completarne la lettura per passare a un'altra storia.
Il mio romanzo l'ho scritto, ma soprattutto ho ammesso di averlo fatto. 
Lui c'era già; ma serviva "L'amica geniale" per strapparmelo via dal cuore.



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