martedì 28 novembre 2017

La terza casa

Chiostro del Monastero San Nicolò L'Arena (Catania)


Oggi, percorrendo le scale che mi hanno vista crescere gradino dopo gradino, ho detto a Roby: "Ci possiamo laureare, allontanare da questo posto, ma non ce ne andremo mai veramente da qui". 
Oggi ho avuto la conferma di avere tre case: la prima è quella dove mi aspettano mamma e papà, la seconda è quella dove mi aspettano le mie coinquiline, la terza è quella dove mi aspetta tutto ciò che sono e amo della vita.

Qui ci siamo trovati, e ogni angolo parla di noi.
In questo giardino, ad esempio, ci avevano parlato di Consalvo Uzeda, una mattina in cui ci eravamo improvvisate turiste. Qui io e Roby avevamo fatto le sceme per ore intere, durante quel convegno che avevamo scoperto per caso; qui sono scappata con Daniele per aprire il suo regalo.

Ho sbirciato da questa finestra il giorno in cui ho superato l'esame di latino (il più bello in assoluto di tutti questi anni), quello in cui mi sono laureata (poco prima di discutere la tesi), e tutti quelli in cui ho attraversato lo stesso sporco, immenso e meraviglioso corridoio.
Oggi mi sono affacciata ancora una volta mentre Angela, ammutolita per il terrore, stava per affrontare la commissione, Tosco e Federico avevano perso il controllo del piede destro e io e Roby facevamo, come sempre, le sceme.

È la nostra terza casa, quella in cui ci hanno insegnato tutto, fuorché dire addio al nostro monastero.

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