domenica 22 ottobre 2017

Un superstite



Questo bel librone apparteneva a mio nonno. Ricordo poco di lui e nulla di questa sua passione che mi ha trasmesso. I suoi tesori li custodiva nella casetta di campagna, la stessa che nei miei ricordi appare già abbandonata e spoglia. Di quel lento accumulare non è rimasto nulla, se non pochi volumi che papà ha strappato a topi e umidità. 

Mio nonno non aveva studiato; i soldi non bastavano. Si accontentava di leggere, quando poteva, e mettere da parte il denaro necessario per regalare ai suoi figli il bene più prezioso: l'istruzione.
So che amava Verga, Capuana, Maupassant; so che aveva un'amica professoressa che, di tanto in tanto, gli regalava dei libri. Credo che questo sia stato un suo regalo: c'è il nome di una donna sulla prima pagina, e papà mi ha detto che potrebbe trattarsi proprio di lei.

La prima cosa che ho notato è stata l'anno di pubblicazione: 1958. Il nonno aveva all'epoca 37 anni, papà ne aveva 3, la casa dei nonni, che per più di cinquant'anni ha custodito il loro amore, non era ancora stata edificata.
Questo libro è l'unico superstite di una vita che non ho vissuto, e ora è qui, meravigliosamente ingiallito ma intatto, pronto a raccontare ancora una volta le stesse storie.

"Giovanna finì di far le valigie e s'avvicinò alla finestra". Questa è la seconda cosa che ho notato: la prima parola è il nome di mia nonna.
Insomma, ho tra le mani i suoi tesori, nella mente il suo bene più prezioso, nel sangue la sua passione.

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