Sogno di una settimana di fine estate



Prima di salutare definitivamente i giorni che mi sono lasciata alle spalle, voglio fermarne qui alcuni istanti e condividerne con voi la bellezza.


"Sai cos'è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando." (L. Sciascia, Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia)


Oggi vi racconto il mio sogno fatto in Sicilia, in quello scorcio di isola in cui sono nata e cresciuta, quello in cui ho trascorso tutte le estati della mia vita. Sogno è una delle parole che prediligo; al pronunciarla mi fluttuano attorno immagini luminose ed eterne. Sogno, per me, equivale a ricordo ed eternità.
Mi spiego meglio: io guardo questa foto e attorno a me esplode il silenzio e la luce di quel sole prossimo al tramonto. Ritornano le nostre voci, la mia e quella di Daniele, i nostri passi verso la tiepida distesa dorata, le nostre lente e solitarie passeggiate, i pesci che a caso mordono uno dei due, le dita intrecciate, le promesse suggellate dal sale, quel nostro fare progetti senza fretta perché tanto "abbiamo tutta la vita per farlo". 
I miei ricordi e la loro eternità, questo voglio raccontarvi.

Come quella colazione di fronte al mare... Quella volta sembrava davvero di stare dentro un film! 
Ma torniamo indietro di qualche mese, e precisamente al pomeriggio di giugno in cui Daniele mi aveva telefonato dicendomi che aveva deciso di affittare una stanza, per qualche giorno, a Marina di Ragusa (località in cui trascorro le mie vacanze estive). Mi aveva mandato una foto del b&b; appena l'avevo vista non avevo creduto ai miei occhi! Si trattava della villa confinante con la famosa "casa del miliardario". 
Vi spiego: qui da noi esiste questa sorta di "monumento", di cui ogni ragusano fa mostra ai turisti, quasi si trattasse di un proprio trofeo. E invece nessuno l'ha mai vista davvero questa villa, né tantomeno ne conosce il proprietario.
C'è solo la meraviglia di vedersela di fronte, protetta dal marmo, inaccessibile ai mortali.
"La villa di Giuffrè", l'abbiamo denominata così. Chi sia poi questo Giuffré non l'ho mai saputo. So solo che era nato a Ragusa e che negli anni '50 era partito per l'America. Aveva fatto fortuna, era tornato, aveva costruito la villa ed era scomparso. Si dice che ogni tanto ritorni, ma nessuno ci crede davvero.
Il Conte di Montecristo di Marina di Ragusa!
Ognuno di noi, sin da bambino, ha sognato sbirciare lì dentro, ma poi ci ha rinunciato. 
E ora, dopo più di vent'anni, Daniele scopre che i vicini del leggendario Giuffré affittano alcune stanze; una di queste si libera improvvisamente; il prezzo è accessibile... Insomma, è fatta.
Finalmente arriva quella settimana a cavallo tra agosto e settembre, e finalmente arriva lui, che a cavallo non ci sta solo perché l'epoca dei principi a cavallo è finita (concedetemelo, ogni tanto, un po' di romanticismo). Lo accompagno, lo aiuto a sistemarsi e conosciamo la proprietaria: una bella signora sulla cinquantina, elegante e dai modi gentili. Ci spiega qualcosa, ci mostra gli ambienti comuni. Non resisto e le chiedo del suo "leggendario" vicino. Mi guarda sorridendo, mi dice che esiste davvero ed è ancora vivo, solo che quest'anno non si è ancora visto.
"Certo che esiste, abbiamo preso il caffè insieme tanti anni fa". 
Ora è ufficiale: anche la signora e la sua villa stanno sfumando in un sogno.



Il mio ragazzo vive lì, in quel posto fuori dal tempo, dove sali scale in marmo, ti affacci e tocchi il mare. Scopro che la stanza si affaccia proprio sulla "villa di Montecristo".  Purtroppo è solo uno scorcio, la piscina non si vede. Quella sta nel giardino sul retro, e da qui è impossibile vederla...




Dicevamo della colazione. Ora che sapete di quale posto sto parlando sarà più facile comprendere la magia di quella mattinata di fine agosto.
Quel giorno mi ero svegliata prestissimo; aspettavo una notizia importante e sentivo piccole fitte allo stomaco. Avevo acceso il cellulare, e la notizia stava lì: era positiva.
Come sempre, quando si ottiene qualcosa di sperato e inaspettato, si fatica a crederci.
Mi vesto di corsa e mi dirigo verso la villa. Lì, Daniele mi aspetta in veranda: ha fatto apparecchiare il tavolo per due e si è messo addosso quel costume così buffo che ci fa sempre tanto ridere. C'è un vento fresco e leggero, profumo di biscotti e torte appena sfornati, una spiaggia immensa (la foto non rende) a pochi metri di distanza.
"Ho due notizie: una bella e una brutta".
Da bravo ottimista Daniele vuole prima sapere quella bella, quella che stavamo aspettando. Mi abbraccia e mi sussurra che "Non può gridare come un pazzo perché siamo in mezzo agli aristocratici". Poi mi confida che aveva avuto paura anche lui, ma non mi aveva detto nulla perché avevo bisogno del suo innato ottimismo.
L'ho detto: gli manca solo il cavallo.
Facciamo colazione così: tenendoci per mano mentre lui mi tranquillizza come sempre, e io cerco di non cedere alla gioia che lentamente sento straripare da ogni dove. Il vento non cessa, mi scompiglia i capelli; tolgo il cappello per legarli e decido di immortalare quel momento.

   
Un altro sogno che sfuma, un altro ricordo che è già eterno, come gli interni di quella villa sottratta alle estati del tempo.





Decidiamo di andare in un bel posto. Quello è un giorno speciale, bisogna festeggiare.
Scommetto che la prossima foto la riconoscete un po' tutti.



Esatto: è la casa di Montalbano, quella che si vede sempre in tv. Ma dal vivo è diverso: si arriva in questa piazzetta bianca e allegra che ti fa venir voglia di cantare, abbracciare la gente e correre lungo la spiaggia fino a perdere il respiro. D'accordo, io quella mattina ero particolarmente felice, ma vi assicuro che lì, nella piazzetta di Punta Secca, tutti lo erano! La gente scattava decine di fotografie (c'era chi si offriva volontario per fotografare gli altri), mangiava gli "arancini di Montalbano", comprava cappellini di paglia, si baciava guardando il mare. 
Un altro sogno, altre passeggiate e promesse per un futuro che ora, dopo quella bella notizia, fa meno paura. Ora non abbiamo solo "una vita davanti", abbiamo la certezza di "un anno insieme, nella nostra Catania".

Da raccontarvi ci sarebbero ancora tanti, tantissimi sogni a cavallo tra questo agosto e la nostra vita, ma al momento voglio fermarmi qui, in questi luoghi che aleggiano sotto il sole di fine estate e cominciano a fluttuare, eterni, tra i miei ricordi di sognatrice siciliana.


Ci tengo a precisare che questa foto l'ha scattata Daniele, il principe senza cavallo che avete conosciuto durante questo mio racconto. In realtà, foto ne ha scattate tante altre, mentre io ridevo; si definisce un "artista incompreso", e la prima a non comprenderlo sono io!  E invece lo è artista, e non parlo solo delle foto. Lui dipinge per me me attimi di quotidianità eterna, lui dà valore al mio passato e mi spinge a guardare al futuro con i suoi occhi da inguaribile ottimista.
  Lui sogna insieme a me.




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