I fantasmi delle notti d'estate



Ho appena terminato la lettura di questo romanzo e mi è venuta voglia di raccontarvi una storia, una di quelle dove lettura e vita si accarezzano per un po'.


Questo romanzo mi è piaciuto. Forse perché concorda perfettamente con il periodo che sto vivendo: leggero, scorrevole (anzi, scorrevolissimo), piacevole come un pomeriggio in veranda fuori dal caos della vita.
E poi c'è qualcosa che mi ha fatto sorridere. Leggendolo mi sono tornate in mente altre sere d'estate di tanti anni fa.

Quell'anno avevamo costruito una capanna sopra l'albero di un campo che credevamo disabitato. Un modo come un altro per trascorrere le lunghe vacanze estive, una trovata geniale di noi ragazzini che a quell'età cominciavamo a scoprire il Mondo. Fu così che per qualche giorno quella capanna diventò il nostro rifugio. Il momento più bello era la sera: la raggiungevamo attraverso un sentiero, tracciato di giorno con i motorini; annunciavamo la nostra presenza ai "compagni" che ci aspettavano lassù; poi salivamo su quell'albero che sotto la luna sembrava immenso. Da lì sopra faceva tutto un po' paura e mancava il coraggio di scendere giù.

Fu durante una di quelle sere che cominciammo a parlare di fantasmi e case stregate. Io ci credevo e ci credo ancora adesso, ero quindi avida di quelle storie. Parlavamo soprattutto di una categoria speciale di fantasmi, quelli che qui da noi, in Sicilia, sono noti con il nome di "patruna o luocu" (padroni del luogo). Ne avete mai sentito parlare? Sono, diciamo, "abitanti affezionati" delle case in cui hanno vissuto da vivi.
A quelle storie io credevo, ma anche chi non ci credeva quella sera batteva i denti. Pochi giorni dopo, qualcuno distrusse il nostro rifugio. Finì così l'estate.

Qualche giorno fa sono ripassata per caso da quella strada. Ho guardato verso quel campo che ora è davvero disabitato, ma non ci ho visto più il nostro albero in fondo al sentiero.
Scomparso come Slade House. E noi? Scomparsi anche noi o forse no.
Quel luogo, che agli occhi degli altri non ha nulla di ciò che è stato, per me esiste ancora. Lo so perché è bastata un'occhiata per risentire i brividi di paura, i denti che battono nel buio di quel porto sicuro. E allora mi sono sentita un po' custode anch'io. Forse lo diventiamo un po' tutti; non ce ne andiamo mai davvero dai nostri rifugi.
"Patruna o luocu", ecco cosa siamo.

Questo romanzo non mi ha emozionata, arricchita o divertita. Ha fatto qualcosa di molto più semplice e speciale: mi ha ricordato che ogni storia è un po' più magica sotto il cielo delle sere d'estate.
Buona lettura😊
Posta un commento

Post più popolari