lunedì 3 luglio 2017

L'indomabile oratore



Salgo sul pulmino che deve riportarmi e casa e noto con piacere che il posto accanto all’autista è già occupato da un anziano signore. Mi siedo nei sedili posteriori e apro il libro calcolando che in un paio di ore dovrei riuscire a far fuori un bel po’ di pagine.
Ho l’impressione che i due stiano già parlando da un po’ quindi posso tranquillamente ignorare la loro presenza e dedicarmi al mio libro.
«Signorina lei dove abita?».
«Scusi?».
L’anziano signore gira di poco la testa come se attendesse una risposta ma non me ne dà il tempo. 
«A Ragusa lei dove abita? Sa io sto in centro, non ho voluto lasciare il centro storico, ho pensato che da anziano avrei voluto parlare con la gente, uscire di casa e parlare con qualcuno che era ancora su questa terra come me… a me piace tanto parlare, a lei signorina?».
«Sì certo, fa bene».
«Mi piace cercare di capire la gente».
«Fa bene».
Torno a leggere. 
«Lei signorina è mai stata a Messina?».
«Di passaggio, solo per prendere il traghetto».
«Sa che a Messina c’è una fontana antichissima realizzata da un allievo di Michelangelo?».
«Non lo sapevo, che bello».
Comincio a perdere le speranze col mio libro.
«Lei conosce bene la storia di Ragusa?».
«No, mi dispiace».
«Non è mica colpa sua… sa che nel duomo di san Giorgio c’è un altare realizzato…lo guardi la prossima volta… una volta ho incontrato un mio ex alunno, mi ha detto… sono stato felice (…)».
«Lei era un insegnante? Lo avevo intuito».
Piccola sosta, i due scendono dal pullman per prendere un caffè e io ritorno al mio libro. Dopo pochi minuti, eccolo che ritorna.
«Tenga signorina, questo lo deve assaggiare».
Guardo con faccia perplessa il fagottino che mi ha messo in mano.
«Non starà mica facendo il digiuno? Sa, una volta ho offerto un biscotto a una bambina ma lei mi ha detto che stava facendo il Ramadan. Per questo glielo chiedo… magari non può mangiare… Lo mangi, è buono».
Avvolto in un fazzoletto c’è un piccolo biscotto ripieno di nutella. Lo guardo, ora mi ricorda davvero mio nonno quando voleva farmi assaggiare le pannocchie. Pensandoci bene mi ricorda anche quei vecchietti che se ne stanno seduti alla fermata degli autobus in attesa del prossimo carusu a cui raccontare la loro vita. 
«Si figuri signorina. E quindi cosa studia il suo ragazzo? (…) Sa che a Messina ci sono due quadri di Caravaggio? (…) Ha fatto il liceo classico? (…) ».
L’indomabile oratore ha vinto. Il libro torna in borsa. 
Ora però mi comincia ad interessare quello che ha da dire, il come lo dice. Sembra di ascoltare una cantilena, interrotta ogni tanto da qualche “Lei cosa ne pensa signorina?” oppure “Lo sa questo signorina?”. 
Così mi comincia a parlare dei suoi alunni e nei suoi occhi si accende qualcosa, la cantilena diventa quasi triste. 
«Non si stanchi mai dei suoi alunni signorina. Cerchi di ascoltarli. Sono loro a darle il pane, sono il suo datore di lavoro, li ascolti. Non si stanchi di capirli. Non si stanchi di parlare con la gente».
«E mi dica, Caltagirone la conosce?»
«Non molto. Lei è di Caltagirone?».
«Ho i miei genitori lì. Qualche volta vado a trovarli al cimitero. A dire il vero ho anche l’anima lì. Sa, il corpo l’ho portato in giro un po’ dappertutto ma l’anima, quella resta dove si è stati bambini. Ci resta anche quando non c’è il corpo. Quindi vado a trovare i miei genitori e so che li trovo ancora lì».
Mi racconta la storia di un suo vecchio zio, un tipo bizzarro, una sorta di dandy allergico al lavoro che era partito per l’America con una ricca sposina ed era morto quando lei lo aveva obbligato a lavorare. Sembra quasi una leggenda. Rido e gli dico che sembra di ascoltare la storia di un nobile decaduto. Ride anche lui e mi dice che sua madre apparteneva ai Vinciguerra, chi lo sa, magari il vecchio zio impazzì a causa dei residui blu che ancora gli scorrevano nelle vene.
«Ecco si fermi, io abito qui. Grazie mille. Signorina buona fortuna, magari la prossima volta le continuo il racconto».
Scende. Lo guardo mentre raggiunge la signora ricurva che lo aspetta davanti alla porta; mi sembra ancora più vecchio. 
Mi sembra venuto fuori da una delle storie che mi ha raccontato, o forse è solo un insegnante che per poche ore ha deciso di tornare in cattedra a insegnare la vita.
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